Di Flavia Musciacco

sava-salvatorePietre taglienti, scheggiate con pochi colpi vigorosi e coraggiosi, sovrapposte l’una sull’altra con pazienza, in un equilibrio instabile, a formare una colonna su cui si erge una forma levigata con cura amorevole, a rappresentare la vita. Un mondo nuovo. E’ la “colonna della vita”, l’opera che Salvatore Sava, scultore salentino, mostre in tutta Europa, ha ideato per il riconoscimento “Inviata di Pace”, il premio che il Forum delle giornaliste del Mediterraneo conferisce alle giornaliste “Inviate sui luoghi caldi dei conflitti sociali, politici, religiosi, ambientali”.

Inviate di guerra? No, testimoni di Pace. Il messaggio è tutto racchiuso lì in quell’opera che rappresenta il lavoro paziente e quotidiano, che le giornaliste svolgono sui territori, a presidio e a difesa dei valori della Democrazia, dunque della Pace.

Pietra su pietra, giorno dopo giorno, per abbattere tutti i muri, e costruire le fondamenta di mondi nuovi.

Ancora oggi, dopo più di 30 anni di mostre, cataloghi, recensioni, mercato, lo scultore Salvatore Sava appare come un affascinante mistero in divenire, individuato con straordinaria lungimiranza da Luciano Caramel, uno dei critici d’arte italiani di maggior prestigio, più di 20 anni fa.

L’INFANZIA

Le sue opere sono messaggi che partono da un’idea forte ma promettono esiti infiniti: arcaici e avveniristici a un tempo.

Sì, perché per tentare di capire il percorso del talento di questo artista, è utile partire da un piccolo episodio della sua infanzia quando, a sei anni, alla vigilia delle prime vacanze natalizie, si imbatté in un sacco pieno di argilla che doveva servire per un cantiere edile non lontano da casa, a Surbo, la cittadina alle porte di Lecce dove è nato, vive, lavora (in laboratorio e nei campi). Chiese e ottenne di potersene prendere un sacchetto e per tutta la giornata e parte della notte, realizzò i pupi principali di un Presepe che il giorno dopo portò trionfante a scuola, nelle mani della maestra, la signora Lidia. La quale, orgogliosissima, fece il giro delle altre classi con questo trofeo e il bimbo attaccato al vestito.

Quella storia non si è più fermata. Anzi le natività si sono susseguite nel tempo fino a quella stilizzata che nel 2008 ha dedicato a Gualtiero Marchesi.

Salvatore scoprì la carta, il legno, la plastica, il ferro, ma anche il tufo, la malta, la sabbia.

La pietra, infine, un amore grande quasi quanto quello per Patrizia, la ragazza di sempre che diventerà sua moglie.

Gli studi superiori non potevano che avere l’orientamento artistico, e a Lecce c’è un ottimo Liceo. Si diplomò con il massimo dei voti, sviluppando alcune materie come architettura, ma anche l’ornato, la figura, il modellato. E imparava le tecniche che sperimentava a casa, in un’ala ricavata nel suo casale di campagna. Il passo successivo, manco a dirlo, l’Accademia di Belle Arti che appena conseguita la laurea gli chiese di restare, dapprima come supplente poi in pianta organica dopo il rituale  concorso.

A 17 anni la prima mostra. Chiese a un pittore abbastanza affermato di Surbo, Valeriano Mele, come doveva comportarsi nel fortunato caso in cui qualcuno gli chiedesse il prezzo di un suo quadra. “Considera quanto guadagna un artigiano – gli consigliò Mele – aggiungi cornice e materiale che hai comprato e fai il prezzo”. Solo l’ultimo giorno, quando gli artisti stavano caricando i propri quadri, un visitatore si avvicinò a Sava e gli chiese il prezzo di un quadro: 150 mila, sparò il ragazzo. Quello tirò fuori il denaro, si fece incartare l’opera e se ne andò.

 

IL SUCCESSO

Il punto di svolta della sua traiettoria avviene nel 1996 con la mostra “La magica Luna” che si articolò contemporaneamente su quattro scenari, uno più suggestivo dell’altro: l’Abazia di Santa Maria di Cerrate, il Palazzo Ducale di San Cesario, Piazza San’Oronzo e il castello di Carlo V a Lecce. Il catalogo, firmato da un coraggiosissimo Caramel per un artista quasi sconosciuto, ebbe un successo strepitoso. Che non si è più arrestato. E la magia cangiante della Luna segnerà per sempre la poetica dello scultore.

Da allora, alternando pittura e insegnamento, agricoltura e scultura, la vita di Sava è stata un susseguirsi di sperimentazioni, mostre, commesse anche internazionali, riconoscimenti, imponenti installazioni, recensioni prestigiose: la pietra di Sava è ormai un punto di non ritorno nella storia della scultura italiana contemporanea. www.musma.it/index.php?option=com_content&task=view&id

L’opera di Sava oggi, dopo un lungo periodo intimista e autobiografico, si è spinta verso l’impegno sociale e la denuncia del rapporto distorto e violento tra uomo e natura.

Schivo e modesto al limite della timidezza, l’artista salentino racchiude in sé il meglio delle peculiarità caratteriali di questa gente: è come se volesse rifuggire dagli obblighi di promuovere se stesso. Già molto affermato e in procinto di realizzare nuove imprese artistiche, in un’intervista ad un settimanale, nel 2001, alla domanda se avesse rimpianti, rispose: “Avrei voluto essere ancor più vicino ai miei genitori nel lavoro dei campi, anche se loro non me lo hanno mai fatto pesare”.