di Rosario Coluccia*

accademia-cruscaSono lieto di far pervenire alle organizzatrici del «1° Forum delle giornaliste del Mediterraneo» il saluto più cordiale dell’Accademia della Crusca; alle stesse, ai partecipanti e al pubblico vadano gli auguri di buon lavoro. Su delega del Presidente Claudio Marazzini avrei dovuto partecipare di persona a questo incontro: così mi ero impegnato a fare, così avevo assicurato alla dottoressa Mastrogiovanni, con la quale ho ripetutamente interagito. Mi scuso di non essere presente: purtroppo il 24 e il 25 novembre sarò in Accademia per due incontri scientifici importanti, non da me fissati, che non è stato possibile rinviare. Avrei assistito volentieri ai lavori del Forum per un preciso interesse professionale, non per prassi bene educata. La proposta, esplicitata nel programma, di un protocollo d’Intesa tra Regione Puglia, Giulia giornaliste, Ordine dei giornalisti, Assostampa e testate regionali pugliesi per l’utilizzo del linguaggio di genere nei giornali, nelle tv, nelle radio, nei documenti della Pubblica amministrazione è in sintonia con le posizioni più volte espresse dall’Accademia della Crusca. Posso addurre esempi concreti. Nel sito dell’Accademia della Crusca (www.accademiadellacrusca.it) è molto consultata la sezione della consulenza linguistica, servizio rivolto a tutti coloro che cercano informazioni e chiarimenti grammaticali e lessicali, spiegazioni di fenomeni linguistici, origine e storia delle parole. Ad esempio, cercate nel sito la voce femminicidio, vi troverete la storia di questa parola. Vi troverete, oltre ai chiarimenti linguistici, anche nitidamente descritte le implicazioni etiche e sociali collegate alla diffusione di questo infausto neologismo, purtroppo così frequente nelle nostre cronache. Alcuni giorni fa, curato dalla Crusca e dal quotidiano «la Repubblica», è apparso il quarto volume della serie «l’Italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile», intitolato «Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere». Ne è autrice Cecilia Robustelli, che insegna Linguistica italiana all’università di Modena e Reggio Emilia, collabora con il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio e con il MIUR, sicuramente una delle maggiori esperte italiane sul tema del linguaggio di genere. Pur tra mille difficoltà le donne espletano cómpiti e raggiungono posizioni inattingibili fino a pochissimi anni addietro. La società cambia, la lingua registra i cambiamenti. Non in maniera immediata né in modo uniforme, la lingua non è monolitica, i parlanti non sono tutti uguali. Nei giornali a volte a poche righe di distanza, addirittura nello stesso articolo, si scrive una volta «la sindaca» e un’altra «il sindaco», magari con riferimento alla medesima persona di sesso femminile. In effetti dopo le recenti elezioni amministrative, che hanno visto prevalere, tra l’altro, Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, la stessa oscillazione (il sindaco ~ la sindaca) ricorre nelle trasmissioni e nei dibattiti televisivi, nelle conversazioni quotidiane. Sorge spontanea la domanda: quale è la forma corretta? come si decide? oppure è indifferente, ognuno può fare come gli pare? Il Direttore di «Repubblica» ha pubblicato su «twitter» la foto di un articolo del suo giornale dove è scritto: «il giorno delle sindache»; il «Corriere della sera» ha sentenziato: «E adesso chiamiamola sindaca», aggiungendo: «Evitiamo i pasticci, le formule scombinate e gli orrori grammaticali. La sindaca esiste e va chiamata sindaca». Tutto risolto? Su questo punto sì, l’indicazione specifica è corretta: diciamo e scriviamo la sindaca, senza esitazione. Se suggeriamo di preferire la sindaca (al femminile) vengono a galla questioni delicate, che riguardano non le parole ma i rapporti tra le persone. Sullo sfondo c’è il problema della discriminazione di genere: spesso per alcune professioni che da poco sono anche appannaggio delle donne, si continua a usare il maschile anche con riferimento a protagoniste femminili (forse per pigrizia): «il magistrato Ilda Boccassini», «l’avvocato Giulia Buongiorno», «il ministro Stefania Giannini», ecc. Qualcuno obietta che «magistrata», «avvocata», «ministra», «rettrice» “suonano male”: ma cosa vuol dire? Guardiamo ancora: Maria Elena Boschi vuole essere definita «ministro»; ma Laura Boldrini nel sito del Parlamento si definisce «la presidente». Nel sito ufficiale di un sindacato leggo: «Susanna Camusso, segretario generale della CGIL» (e il maschile «segretario» si ripete più volte, riferito alla stessa); ma sempre in rete trovo: «Valentina Fragassi, prima donna a ricoprire quel ruolo, è stata appena eletta Segretaria Generale della Cgil Lecce». Usare la lingua in modo adeguato non è un vezzo italiano, tutt’altro. In Francia si dice regolarmente «la ministre», «la présidente», «la juge», «la conseillère»; in Germania Angela Merkel è «kanzlerin», una ministra è «ministerin». In Spagna hanno normalmente «la presidenta», «la profesora», con l’autorità che viene dalla «Real Academia Española» (un po’ come da noi l’«Accademia della Crusca»). Chi sceglie sindaca adopera con efficacia le risorse flessive a disposizione dalla nostra lingua: sindaco/sindaca, avvocato/avvocata, postino/postina, ecc. seguono la normale alternanza di genere maschile ~ femminile, espressa attraverso le uscite -o e -a. Non diciamo già, senza problemi, maestra, infermiera, modella, cuoca, professoressa, ecc.? Perché dovremmo scandalizzarci di fronte a sindaca o a ingegnera? La società cambia, le donne raggiungono posizioni e professioni un tempo a loro precluse (importa che agiscano bene, magari meglio degli uomini); la lingua, opportunamente, ne prende atto. A noi spetta di adeguarci ai tempi, semplicemente.

Ancora buon lavoro

*Si occupa di testi antichi, di storia linguistica meridionale, di lessicografia. Ha pubblicato per i Meridiani di Mondadori la prima edizione critica e commentata dei Poeti siculo-toscani.
È revisore del LEI (Universität des Saarlandes, Saarbrücken) e del DERom (ATILF-Université/CNRS, Nancy). Fa parte del Comitato scientifico di «Medioevo Letterario d’Italia», «Bollettino Linguistico Campano», «Bollettino del Centro di Studi filologici e linguistici siciliani».
È stato presidente dell’ASLI (2006-2008). Nell’università del Salento ha ricoperto vari incarichi istituzionali.