La giornalista maltese uccisa lo scorso ottobre denunciava da anni la deriva della sua terra: traffico di droga e di denaro, corruzione fino ai più alti livelli della politica, e quel collegamento sotterraneo dall’Azerbaijan alla Puglia    

di Francesca Rizzo

Politica, mafia, finanza: questi gli ingredienti del cocktail letale che il 16 ottobre scorso ha ucciso Daphne Caruana Galizia, giornalista d’inchiesta, blogger e attivista maltese, da tempo impegnata a denunciare un’isola alla deriva, ostaggio del traffico di droga e paradiso fiscale “in incognito”. Aperta oppositrice del governo di centrosinistra di Josep Muscat, la giornalista aveva iniziato ad indagare anche sul leader del partito nazionalista all’opposizione, Adrian Delia, precedentemente  coinvolto in un giro di prostituzione e riciclaggio di denaro. La chiusura dell’ultimo post sul suo Running commentary è emblematica: “I ladri ora sono ovunque. La situazione è disperata”. Solo poche ore dopo, Daphne Caruana Galizia è morta nella sua auto, trasformata in una bomba. I colpevoli? Malgrado le dichiarazioni a caldo sulla necessità di fare giustizia, le indagini sembrano languire.

"La penna sconfigge la paura", i quotidiani maltesi del 17 ottobre (fonte: https://www.timesofmalta.com/articles/view/20171022/local/todays-front-pages.660999)

“La penna sconfigge la paura”, i quotidiani maltesi del 17 ottobre (fonte: Times of Malta)

// I MALTA FILES Daphne Caruana Galizia si occupava di giornalismo investigativo da oltre trent’anni, ma la sua storia recente è legata ai “Malta files”, il filone maltese dell’inchiesta internazionale sui “Panama Papers”. I legami tra i paradisi fiscali e personaggi noti (anche e soprattutto politici) di tutto il mondo vengono a galla quando il giornalista tedesco Frederik Obermaier riceve un’abnorme quantità di dati da una fonte anonima dello studio legale Mossack Fonseca, con sede principale a Panama: 1,4 terabyte, oltre 13 milioni di files contenenti nomi, cifre, luoghi. Obermaier avvia con il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi un progetto di collaborazione: i documenti vengono convertiti in un enorme database sul quale giornalisti investigativi di tutto il mondo possono lavorare in nome della verità. Nel team che ha lavorato fin dall’inizio al progetto, Matthew Caruana Galizia, figlio di Daphne e anch’egli giornalista. L’inchiesta sui Panama Papers, vincitrice del Premio Pulitzer lo scorso anno, ha coinvolto oltre 400 giornalisti investigativi; tra questi, cronisti de L’Espresso e, più recentemente, della redazione di Report. Lavorare tutti insieme su dati numerosi, complessi e pericolosi perché contenenti, nero su bianco, i nomi di esponenti della criminalità internazionale, della politica e della finanza, ha consentito di formare una vera e propria scorta mediatica a tutela dei giornalisti e a beneficio della verità: “Non avrebbe senso prendersela con un giornalista o due – ha dichiarato Frederik Obermaier – perché altri quattrocento, con accesso agli stessi documenti, avrebbero portato avanti il suo lavoro”.

 

Oltre un milione di dollari in un unico bonifico (ma ce ne sono molti altri) tra la società di Leyla Aliyeva e quella di Michelle Muscat: è parte di quanto scoperto da Daphne, da tempo al lavoro sui Malta files

Prima di essere uccisa, Daphne Caruana Galizia aveva scoperto quasi mezzo milione di nomi coinvolti in traffici di denaro illeciti nella “Panama d’Europa”. Ma la giornalista aveva fatto di più; era risalita ai rapporti finanziari tra Malta e l’Azerbaijan svelando i legami tra Leyla Aliyeva, figlia del dittatore azero Ilham Aliyev, e la moglie del premier maltese Muscat, Michelle: alla prima appartiene la Al Sahra FCO, società offshore registrata a Dubai; alla seconda è invece intestata la Egrant Inc, registrata a Panama. Tra le due società intercorrono vari passaggi di denaro, tra cui un bonifico di oltre un milione di dollari. Nel mirino di Caruana Galizia gli accordi sotterranei stipulati dai due governi sull’approvvigionamento energetico: accordi che comprenderebbero, tramite una rete sotterranea di tangenti e rapporti politici,  anche il gasdotto TAP che dall’Azerbaijan giungerà in Puglia.

Tra le personalità coinvolte nei Malta files e svelate dalla giornalista anche Keith Schembri e Konrad Mizzi (capo di gabinetto di Josep Muscat il primo, ex ministro dell’Energia il secondo), entrambi titolari di società nei paradisi fiscali.

Ma i Malta files sono solo l’ultimo capitolo: il ricorso alle querele temerarie e le minacce che, come raccontato dal figlio Matthew, sono da anni parte integrante della vita familiare, fanno da corredo alla vita di una donna che, come indica il titolo del suo primo post sul blog, ha promesso tolleranza zero nei confronti della corruzione.

// LE REAZIONI La morte di Daphne Caruana Galizia ha letteralmente scosso l’isola di Malta, ma le onde d’urto della deflagrazione si sono avvertite in tutto il mondo. Oltre alle numerose manifestazioni di cordoglio, è partita la scorta mediatica in difesa del suo lavoro: “Il brutale omicidio di Daphne dimostra ancora una volta quanto un’informazione documentata e di denuncia sia percepita come un pericolo dai potenti e dalla criminalità organizzata”, ricorda la redazione de L’espresso, che esprime compatta il dolore per la morte della collega e prosegue, in collaborazione con Report (che ha dedicato la puntata speciale del 13 novembre a Daphne), il lavoro sui Panama papers.

Il figlio Matthew: “Se non fosse stata assassinata, avrebbe trovato il bandolo della matassa di una storia che inizia in Azerbaijan e termina con un gasdotto da 40 miliardi di dollari in Europa. Se noi non riusciremo a fare altrettanto, con tutte le risorse che abbiamo oggi a nostra disposizione, che razza di lavoro stiamo mai facendo?”

I direttori di otto testate internazionali hanno scritto al vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans per chiedere giustizia. Lo stesso Timmermans, il giorno dell’omicidio, ha detto di essere scioccato, ed ha aggiunto: “Se i giornalisti sono ridotti al silenzio, la nostra libertà è perduta”.

"Quando le istituzioni sono incapaci, l'ultima persona in piedi è un giornalista": l'amaro commento di Matthew Caruana Galizia, figlio e collega della gornalista assassinata

“Quando le istituzioni sono incapaci, l’ultima persona in piedi è un giornalista”: l’amaro commento di Matthew Caruana Galizia, figlio e collega della gornalista assassinata

Durissima la reazione del figlio, Matthew Caruana Galizia, tra i primi a giungere sul luogo dell’esplosione: “Mia madre – ha scritto su Facebook – è stata assassinata perché si è trovata in mezzo tra la legge e coloro che cercano di violarla, come molti altri giornalisti coraggiosi. Ma è stata colpita anche perché era l’unica a farlo.  Ecco cosa accade quando le istituzioni dello Stato sono incapaci: l’ultima persona che rimane in piedi spesso è un giornalista. E quindi è la prima persona che deve morire”. Nello stesso post il giornalista ha denunciato Ramon Mifsud, sergente della polizia maltese, che sul proprio profilo ha postato la frase: “Ognuno ottiene ciò che merita. Sono felice :)”.

In una lettera pubblicata da L’Espresso Matthew Caruana Galizia raccoglie il testimone della madre e invita tutti i giornalisti a fare altrettanto: “Mia madre lavorava senza nessuna risorsa esterna (…). Se non fosse stata assassinata, avrebbe trovato il bandolo della matassa di una storia che inizia in Azerbaijan e termina con un gasdotto da 40 miliardi di dollari in Europa. Se noi non riusciremo a fare altrettanto, con tutte le risorse che abbiamo oggi a nostra disposizione, che razza di lavoro stiamo mai facendo?”

Invicta cover print // IL FORUM IN MEMORIA DI DAPHNE Al Forum delle Giornaliste del Mediterraneo verrà presentato, in anteprima europea, “Invicta. The life and work of Daphne Caruana Galizia”, il libro sulla vera Daphne. Interverranno le croniste maltesi Caroline Muscat e Petra Caruana Dingli, che hanno partecipato alla realizzazione del testo.