La dichiarazione della giornalista alla Corte Criminale di Diyarbakir, che la giudicherà per dei tweet pacifisti

Cari amici,

due giorni fa l’udienza per i miei tweet sulle operazioni ad Afrin è stata aggiornata al 14 febbraio 2019.

L’accusa chiede 3 anni di carcere per i miei 7 tweet sulla pace. Questa la mia dichiarazione alla Corte.

Grazie per la vostra solidarietà.

Cordialmente,

Nurcan.

 

Nurcan Baysal, dichiarazione alla Corte, 16 ottobre 2018, 7^ Corte Criminale di Prima Istanza di Diyarbakir

Sono un’attivista per la pace e una difensora dei diritti umani, oltre che una scrittrice. Come membro di varie iniziative di pace in Palestina, Bosnia, Irlanda e Turchia, sostengo la pace non solo in Turchia, ma anche all’estero. Sono anche una madre, che desidera un ambiente pacifico, dove nessun essere umano venga ucciso. Sono una madre che vuole proteggere il diritto alla vita, non dei miei bambini soltanto, ma dei bambini di tutto il mondo.

 

A gennaio dello scorso anno, prima che iniziasse la cosiddetta “Operazione Ramoscello d’ulivo”, ero molto spaventata pensando a chi avrebbe potuto perdere la vita a causa proprio di questa operazione. Credo che i conflitti debbano essere risolti con il dialogo, non con gli eserciti. L’umanità ha già imparato che i conflitti armati e la guerra provocano violazioni dei diritti umani, come il diritto alla vita. Volevo solo esprimere la mia preoccupazione, la paura per le migliaia di civili che vivono ad Afrin, dove avrebbe avuto luogo l’operazione. Attraverso i miei post sui social media, volevo solo attirare l’attenzione sulla potenziale perdita di vite umane, e invitare il governo turco ad adottare politiche pacifiche; volevo solo dar voce al dialogo pacifico, anziché alle operazioni militari, per risolvere i conflitti. Non ho mai incitato le persone all’odio, all’ostilità. Queste accuse sono inaccettabili per chi, come me, ha dedicato la sua vita alla pace, e a costruire una vita solidale per tutti. L’accusa di “incitamento all’odio e all’ostilità” è molto seria e grave. Affrontare imputazioni del genere solo per i miei tweet destinati a proteggere le vite dei bambini, è contro i principi generali della legge.

 

Come difensora dei diritti umani, scrittrice, mamma e cittadina della Repubblica Turca, sono nel diritto di criticare la politica del governo, ed esercito il mio diritto di critica attraverso i post sui social media. I governi possono prendere decisioni sbagliate; per questo noi, i cittadini, dovremmo criticarli ed indirizzare le loro decisioni nella giusta direzione. Questo è un diritto garantito ai cittadini dalla Costituzione, ed anche un requisito essenziale della democrazia. Io credo che l’operazione militare ad Afrin sia in contraddizione con il principio di una politica estera a sostegno della pace, che è quanto dichiarato nella nostra Costituzione, e che non sarebbe di interesse pubblico, dal momento che l’operazione indebolirebbe la volontà della popolazione di convivere in solidarietà e pace. Gli abitanti di Afrin sono i parenti di chi vive in questo Paese, ad Urfa, a Mardin, e nella mia città natale, Diyarbakir.

Avere a cuore l’interesse pubblico non è monopolio del governo; è anche un nostro diritto, in quanto cittadini.

 

In questo senso io, in quanto cittadina, ho solo criticato la politica del governo ad Afrin, preoccupata per l’interesse pubblico, il futuro di questo Paese e il futuro in cui le persone convivranno solidali. In più, il diritto alla pace è un diritto fondamentale, protetto anche dalla Carta delle Nazioni Unite. Nel 1984, l’ONU ha adottato la “Dichiarazione sul diritto dei Popoli alla Pace”. Noi abbiamo la responsabilità di pretendere la protezione dei diritti stabiliti dalle convenzioni internazionali.

 

Io sono stata arrestata in casa mia, davanti ai miei bambini; la nostra porta è stata abbattuta; io sono stata trattenuta in custodia per tre giorni, e oggi sono qui per essere processata. Tutto perché non volevo che morissero persone a causa di un’operazione militare annunciata, e ho espresso le mie critiche. Tutto quello che ho affrontato è contrario alla democrazia e ai diritti umani. Io voglio la pace, come chiunque chieda una vita libera e uguale per tutti. Considero l’accusa di “incitamento all’odio e all’ostilità” un insulto; non accetto quest’accusa e chiedo di essere assolta.