FOCUS SULLA TURCHIA. Censura e giornalismo di guerra ai tempi dei social media

BARI | 22 Novembre 2017 |

Università di Bari | Dip. di Giurisprudenza | Aula Aldo Moro | Piazza C. Battisti

Come è cambiato il modo di fare giornalismo di guerra? Qual è il ruolo dell’inviato nell’era dei social media? La professione del giornalista di guerra e gli strumenti del mestiere sono cambiati profondamente con Internet e i social media, ma la figura dell’inviato continua ad essere essenziale per una corretta informazione dalle zone di conflitto.

La rivoluzione della Rete dà la possibilità di coprire in tempo reale le repressioni e le censure dei regimi, come quello turco. Grazie alle nuove tecnologie, i costi di produzione e invio dei servizi televisivi sono stati abbattuti. Ma questo basta per far circolare l’informazione anche tra popoli perseguitati, come gli yazidi in Turchia? Oggi velocità e verificabilità sono due estremi opposti con confrontarsi. Ecco perché servono esperienza, mestiere e onestà intellettuale per bilanciare le informazioni della rete con il lavoro giornalistico di verifica delle notizie. Giornalismo è soprattutto saper fare un uso corretto di quello che offre la rete.

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