Tiziana Ciavardini

tiziana_foto_moschea_esfhanSulla condizione della donna in Iran ne sono state scritte tante, forse troppe. Per alcuni é ancora vivo il ricordo della Rivoluzione Islamica e delle tante conseguenze che ne sono scaturite. Conseguenze visibili ancora oggi. Le donne sono state quelle che hanno subito e che ancora subiscono gli efetti collaterali della Rivoluzione. Da qualche anno in Iran con l’arrivo del Presidente moderato Hassan Rouhani, si credeva che molte cose sarebbero cambiate. A oggi tutto é come prima. Eravamo certi che l’Iran potesse cambiare davvero. Le aperture internazionali e l’uscita dall’isolamento ci avevano indotto tutti a sperare in un graduale e costante processo di cambiamento. Ci aveva illuso, il Presidente, che avrebbe migliorato la condizione giovanile e soprattutto quella delle donne, ad oggi condizioni queste rimaste invariate. Si era addirittura ipotizzata la creazione di un Ministero al femminile anni fa, che per ora resta solo un miraggio. La situazione odierna appare sempre più drammatica. «Nell’art. 20 e 21 della Costituzione Iraniana si dice ‘Nel rispetto delle norme islamiche tutti gli individui cittadini della nazione, sia uomini sia donne, sono uguali di fronte alla protezione della legge e godono di tutti i diritti umani’. Di fatto le cose non sono proprio così. . Le donne in Iran, malgrado i grandi sforzi compiuti, dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, sono ancora sotto assedio. L’Iran un paese di 80 milioni di abitanti di cui il 70% sotto i 40 anni, si ritrova a vivere quotidianamente sotto restrizioni. Le donne non possono vestire come vogliono, non possono esprimere i propri pensieri, non possono avere una vita normale, le donne in Iran non hanno libertá.

Seppur il 60% degli iscritti all’università, siano donne, e si riscontra un tasso di educazione superiore a moltissimi paesi limitrofi, le restrizioni alle quali devono sottomettersi sono molteplici. Le donne in Iran non possono cantare in pubblico, non possono accedere allo stadio, non possono viaggiare senza il consenso del padre o del marito. Le donne sono escluse dal frequentare determinati spazi pubblici come gli stadi; la violenza domestica rimane generalmente impunita e la testimonianza di una donna in tribunale vale solo la metà di un uomo. In questo mondo cosí maschilista le donne iraniane hanno trovato una vita parallela dove poter vivere la propria vita, tentando di renderla ‘normale’ come quella di molte altre donne in paesi liberi. Nascere donna in Iran, oggi significa dover dimostrare di saper fare il proprio lavoro una, due, tre, volte maggiore rispetto a quello di un uomo. Essere donna in Iran vuol dire avere quella grinta e quella tenacia che spesso manca a noi occidentali. Le donne iraniane di oggi sono e saranno sempre la forza motrice dell’Iran. Sono madri, mogli, figlie che sono passate tempestivamente dagli sfarzi di una vita sotto allo Scià di Persia alle restrizioni imposte dalla Repubblica Islamica.

L’Iran si presenta come un paese di contrapposti. Quello che a noi arriva sono le vicende mediatiche a volte drammatiche, ma spesso manipolate dai giornali o dalle tv. É per questo che le donne iraniane non amano sentirsi dire di essere ‘sottomesse’. Dalla Rivoluzione a oggi hanno lavorato molto per acquisire piccole libertá con l’aspettativa di ottenerne sempre piú. Il processo é lungo. Le ultime cronache ci raccontano di modelle arrestate per aver postato foto senza velo. sul social Instagram, rischiando il carcere insieme ai loro truccatori e a chi le ha fotografate. Da qualche mese, vigilano per le strade di Teheran circa settemila agenti sotto copertura dietro il nome ‘squadra per la moralità’. Fermano e controllano che i veli delle donne non siano indossati in maniera diversa da come le autorità esigono. Di pochi giorni la notizia di una donna che é stata frustata per aver preso parte a una festa. Di recente le cronache si sono occupate della fatwa (editto religioso) della Guida Suprema Ayatollah Khamenei, relativa alla restrizioni imposte alle donne in bicicletta. Secondo il Leader Supremo semplicemente l’andare in bicicletta, il piú diffuso mezzo di trasporto utilizzato un tempo dalle nostre nonne in Occidente, in Iran assume un contorno provocatorio. Questo sport secondo il religioso attirerebbe troppo l’attenzione degli uomini, esponendo la societá alla corruzione e alla perdizione. I casi sono tantissimi e talvolta drammatici con conseguenze fatali. Sono tante le donne giornaliste e attiviste che si trovano ancora in carcere.

Tra i tanti casi di cui molte associazioni per i Diritti Umani si sono fatte portavoci, emerge la sentenza di alcuni giorni fa, in cui la magistratura iraniana ha confermato la pena di 16 anni di carcere per Narges Mohammadi, avvocato per i diritti umani. Arrestata nel 2009 e condannata nel 2011 ad 11 anni per aver minacciato, secondo quanto dichiarato dalle autoritá, ‘la sicurezza nazionale e aver fatto propaganda contro lo Stato’. La vicenda di Narges é particolarmente drammatica, in quanto non solo è in detenzione per aver perpetrato nella sua campagna a favore della libertá in Iran, ma le autoritá le hanno negato quasi del tutto ogni contatto con i suoi bambini. La più atroce tortura che si possa infliggere ad una madre. Noi, non possiamo più stare a guardare e rimanere impotenti davanti a tanta ingiustizia. Oggi più che mai dovremmo chiederci di quale civiltà ci siamo dotati se nemmeno riusciamo ad evitare che in alcuni paesi le donne possano ancora essere trattate come esseri inferiori.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/12/iran-la-sposa-bambina-a-rischio-impiccagione/3092688/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/26/liran-non-cambia-squadre-per-la-moralita-a-caccia-delle-donne-troppo-occidentali/2768121/

http://www.globalist.it/world/articolo/59891/iran-vietato-lo-stadio-alle-donne.html

 

 

CHI E’

tiziana-bianco-e-neroAntropologa culturale e giornalista Italiana. Ha studiato presso l’Università La Sapienza di Roma e per anni si è dedicata allo studio delle religioni. E’ stata ricercatrice ed ha insegnato presso il Dipartimento di Antropologia nella Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Cinese di Hong Kong. Ha svolto una ricerca inedita presso i tagliatori di teste del Borneo in una zona del West Kalimantan. E’ portavoce della prima Universitá Islamica in Italia. Autrice di numerose pubblicazioni accademiche, saggi e articoli di attualità, ha vissuto più di 24 anni fuori dall’Italia, in Medio Oriente, in Estremo Oriente e nel Sud Est Asiatico. Ha trasorso gli ultimi 12 anni nella Repubblica Islamica dell’Iran. Conoscitrice dell’Islam Sunnita e dell’Iran Sciita. Da quando Hassan Rohani ha assunto l’incarico di Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, ha iniziato a seguire gli eventi ed i programmi della sua nuova amministrazione. Si occupa della condizione delle donna in Medioriente e soprattutto in Iran. Molti dei suoi articoli sono stati tradotti e pubblicati sui maggiori quotidiani iraniani e spesso l’Iran le concede la rara possibilità come giornalista straniera di scrivere per loro testate appartenenti sia all’ala ultraconservatrice che quella riformista. Ha intervistato le massime autorità iraniane e commentato più volte in Iran le lettere contro l’Islamofobia della Guida Suprema Iraniana Ayatollah Khamenei. Ha piú volte collaborato con il Vice Presidente Iraniano Shahindokht Molaverdi, attivista per i diritti umani e  delegata alle politiche della famiglia e della donna in IRAN su temi relative alla donna. I suoi articoli su Repubblica.it, IlFattoQuotidiano, VanityFair, Art.21…