L’intervento integrale di Petra Caruana Dingli al Forum of Mediterranenan Journalists 2017, dove ha ricostruito la vita, la carriera le continue minacce rivolte a Daphne Caruana Galizia, assassinata il 16 ottobre 2017

Grazie Marilù, grazie per averci invitato e aver dedicato il Forum a Daphne Caruana Galizia, una vecchia amica e collega assassinata a Malta il 16 ottobre di quest’anno.

Io sono un’editorialista, scrivo per il Sunday Times, e Caroline si occupa di giornalismo investigativo full time.

Io parlerò della vita di Daphne e del suo lavoro, poi Caroline parlerà delle implicazioni dell’omicidio, e di cosa ci aspettiamo che avverrà a Malta a questo punto.

A Malta la maggior parte dei media è governata dai partiti politici, compreso il servizio pubblico che è gestito dal governo.

 

C’è solo un piccolo gruppo di giornalisti veramente indipendenti, schietti com’era Daphne. Lei era una figura unica nel nostro panorama mediatico. Non lavorava solo per i media mainstream, ma gestiva anche un blog, nel quale esprimeva il proprio pensiero, indipendente da qualunque controllo editoriale.

 

Ha iniziato a lavorare come giornalista professionista alla fine degli anni Ottanta, con delle rubriche sul Sunday Times. Nel 1990 ha iniziato a lavorare per un giornale indipendente, il Malta Independent, e ha iniziato a collaborare con altre testate.

Nel 2008, poco prima delle elezioni politiche, ha aperto il blog, Running commentary, che ha continuato a curare per nove anni e mezzo; l’ultimo post è stato pubblicato un’ora prima della sua morte.

Per molti anni ha ricevuto lettere e e-mail contenenti minacce, hanno incendiato la sua casa e hanno ucciso i suoi cani: le minacce sono state una costante della sua vita, fino alla tragedia del mese scorso.

Il blog era una parte importante del suo lavoro: non solo Daphne portava avanti le sue indagini, ma riceveva anche informazioni, commenti, lamentele dal suo pubblico, che ha iniziato a considerarla una confidente. Lei raccoglieva informazioni in forma anonima, e le pubblicava a suo nome.

Questo l’ha isolata: è stata denigrata e insultata, veniva considerata una strega; è stata demonizzata e disumanizzata, sia dalla stampa che dall’opinione pubblica. È diventata una figura d’odio.

 

E io credo che compiere un atto di violenza diventi più facile, se è indirizzato verso una persona che è stata isolata e disumanizzata.

 

Lei ne era pienamente consapevole, scriveva di quanto fosse difficile continuare a lavorare in quel clima, con i continui attacchi e le continue minacce. Ma lei ha continuato a scrivere, nonostante tutto questo.

Giusto per darvi alcuni esempi recenti, un Ministro si è sentito offeso da un articolo di Daphne e l’ha querelata, ottenendo che le venisse congelato il conto corrente. Il pubblico che apprezzava il suo ruolo nel giornalismo allora ha avviato un’iniziativa di crowdfunding per raccogliere i soldi con cui pagare la cauzione. La somma è stata raggiunta in un paio di giorni, ma il conto è rimasto inaccessibile: il mese scorso, quando è stata uccisa, Daphne non aveva ancora accesso al suo conto.

Nel frattempo il governo ha proposto una riforma di legge perché non sia più possibile congelare i beni, specialmente nelle cause per calunnia. Ma ancora oggi resta solo una proposta.

Un altro esempio di attacco sul piano finanziario: un imprenditore si è sentito calunniato da un’inchiesta condotta da Daphne e l’ha portata in giudizio con 19 cause per diffamazione, ognuna delle quali chiedeva un blocco dei beni.

E ancora, Daphne è stata arrestata per aver scritto sul blog il giorno prima delle elezioni politiche.

Nel 2016 un altro ministro ha cercato di obbligarla a rivelare la fonte delle sue informazioni in tribunale. Lei ha rifiutato, dicendo che avrebbe preferito andare in prigione pur di difendere la sua fonte.

Uno dei casi più importanti sui quali Daphne ha lavorato negli ultimi due anni è quello dei Panama Papers: lei ha svelato il coinvolgimento di un ministro e del capo dello staff del Primo ministro maltese, e ovviamente anche in questo caso ha dovuto affrontare diverse querele.

Nel 2017 è stata nominata tra i 28 giornalisti più influenti d’Europa.

Dopo il suo omicidio, anche l’opinione pubblica ha riconosciuto quanto fosse stata demonizzata e calunniata con offese sessiste, etichettata come una strega, anche attraverso lettere pubblicate sui giornali.

QUI IL VIDEO DELL’INTERVENTO DI PETRA CARUANA DINGLI AL FORUM 2017