Fonte: https://theshiftnews.com/2019/03/07/russian-banker-threatens-the-shift-news-with-slapp-lawsuit/

Versione italiana a cura della Redazione del Tacco d’Italia

 

Ruben Vardanyan (Photo credits: Yerevantsi)

Solo poche ore dopo la conclusione di una conferenza presso l’Università di Aberdeen sulle denunce per diffamazione in giurisdizioni straniere e sul loro effetto sulla libertà di espressione, The Shift News ha ricevuto una “lettera urgente” da uno studio legale britannico che rappresenta il banchiere russo Ruben Vardanyan, il quale chiede la rimozione di un articolo sulle presunte connessioni di Vardanyan – rivelate da Organized Crime and Corruption Reporting Project – OCCRP – con la “lavanderia a gettoni” della “Troika”.

Dina Shiloh della Simons Muirhead & Burton ha fatto riferimento all’articolo pubblicato il 4 marzo intitolato “Lavanderia della Troika: come i russi hanno trasferito i loro soldi a ovest“. Il pezzo riporta rivelazioni di Occrp su Vardanyan, inerenti transazioni bancarie per 1,3 milioni di dollari che dimostrerebbero come una parte di 5 miliardi di dollari russi siano stati trasferiti in Europa e non solo:

 

“Un’enorme fuga di dati ha coinvolto Citigroup, Raiffeisen e Deutsche Bank in una serie di transazioni che hanno consentito il flusso di 4,8 miliardi di dollari dagli uomini d’affari russi vicini al Cremlino verso l’Europa e oltre. I meccanismi della “Troika Laundromat” sono stati raccontati da “Occrp”. Lo scopo principale del sistema non era riciclare enormi somme di denaro dalla Russia, ma permettere a oligarchi e politici russi di acquisire azioni segrete in società statali, di acquistare immobili nel Regno Unito e in Montenegro e di assumere popstar per feste private. Per nascondere le loro identità e proteggersi, gli individui dietro il sistema usavano l’identità di terze parti come “firmatari inconsapevoli” in una rete di società offshore segrete. Uno dei principali attori implicati nel meccanismo è Reuben Vardanyan, un ricco banchiere russo che un tempo guidava la più grande banca privata d’investimenti del paese, “Troika Dialog”. Conosciuto per aver parlato al World Economic Forum di Davos e aver speso milioni per progetti filantropici in Armenia, è accusato di essere coinvolto nel trasferimento di miliardi di dollari attraverso la banca, sotto la firma di Armen Ustyan – un individuo che afferma di non aver mai nemmeno posato occhi su uno dei documenti recanti la sua firma. Il sistema di “Troika Dialog” ha permesso a un certo numero di membri dell’élite russa di eludere le restrizioni, nascondere le risorse e riciclare ingenti somme di denaro. Ma il sistema non era solo un modo per riciclare denaro, poiché le prove suggeriscono che si trattava di un sistema di evasione fiscale, un fondo nero, un veicolo di investimento occulto e un modo per gruppi criminali organizzati di ripulire i proventi delle loro attività. La banca è anche accusata di aver fornito denaro agli amici del presidente Putin e aver permesso ai malavitosi di mascherare le origini dei loro soldi. La società per la quale il nome e il passaporto di Ustyan erano stati creati, era solo una delle 75 che costituivano una rete complessa, funzionante tra il 2006 e il 2013. Durante questo periodo, la “Troika” ha facilitato il movimento di miliardi di dollari in un certo numero di importanti banche occidentali. Molte delle transazioni erano mascherate come pagamenti per “merci”, “beni in metallo” o “fatture”. Vardanyan ha negato qualsiasi illecito e ha detto che la sua banca “ha agito secondo le regole del mercato finanziario mondiale in quel momento”. Non è ancora stato indagato o accusato di aver commesso un reato. Nell’ufficio di Francoforte della “Deutsche Bank”, una delle banche implicate nello scandalo, c’è stata un’irruzione nel novembre 2018 per i “Panama Papers” e per le accuse di riciclaggio di denaro”

 

Vardanyan è un ricco banchiere russo che un tempo guidava la più grande banca privata d’investimenti del Paese, la “Troika Dialog”, implicata nello scandalo che coinvolgeva 238.000 individui, società, nonché migliaia di documenti aziendali, contratti ed email.

I suoi avvocati hanno chiesto che l’articolo fosse rimosso: “Più a lungo è online, maggiori danni provoca al nostro cliente”, hanno scritto. E ancora, “ricordiamo che una richiesta di risarcimento danni per diffamazione può essere inoltrata in questa giurisdizione contro ‘The Shift’, contro l’editore, così come contro i giornalisti, e che – oltre che per i danni – ‘The Shift’, e/o l’editore e/o i giornalisti saranno responsabili per i costi sostenuti dal nostro cliente se il reclamo dovesse avere successo”.

 

Ciò che hanno scritto gli avvocati nella lettera equivale a una causa “Slapp” (“Strategic lawsuit against public participation”), una “causa strategica contro la pubblica partecipazione”. Detto in altre parole, una causa civile volta a disincentivare la protesta pubblica colpendo le tasche dei cittadini. Un modo, cioè, per evitare che la gente protesti. Una vera e propria intimidazione.

La “Slapp” paralizza finanziariamente i giornalisti attraverso minacce di azioni legali in giurisdizioni straniere, in cui sarebbe impossibile per gli operatori dei media di altri Paesi preparare una difesa.

“The Shift News” ha risposto che non obbedirà alla richiesta di rimozione dell’articolo. La testata ha resistito a tutte le minacce che ha affrontato nel suo primo anno di attività, dalle cause “Slapp” di Henley & Partners  ai contrasti con il Presidente parlamentare, Anglu Farrugia:

 

  • “ Henley & Partners” è l’azienda globale che ha progettato il programma “cash-for-passaport” per Malta, Stato di cui rimane la principale concessionaria. “The Shift News” ha ricevuto una mail in cui si chiedeva la rimozione di un articolo. La testata aveva riferito del coinvolgimento di “Henley & Partners” nello scandalo del passaporto diplomatico di Grenada prima di ricevere una lettera secondo la quale, se l’articolo non fosse stato rimosso, si sarebbero intraprese azioni legali negli Stati Uniti o nel Regno Unito. “The Shift” ha rifiutato di conformarsi, ha pubblicato la lettera ricevuta e la risposta. In seguito, è emerso che la maggior parte dei portali di notizie indipendenti a Malta avevano già risposto dopo aver ricevuto minacce simili.
  • La decisione del presidente della Camera dei Deputati di Malta, Anglu Farrugia, secondo cui “The Shift” deve modificare un articolo a seguito di un reclamo del laburista Glenn Bedingfield, viola il diritto fondamentale a un ascolto equo, secondo “The Shift News”. In una lettera, “The Shift” ha rilevato che non è mai stato chiesto di far valere la propria posizione riguardo alle affermazioni di Bedingfield. La redazione non è mai stata nemmeno formalmente informata dell’esistenza di tale decisione. La lettera sottolinea che se Bedingfield si è sentito in qualche modo travisato, “ha tutte le possibilità di avvalersi dei rimedi disponibili per tutti i cittadini nel contesto della legge sui media”. Il sito non ha modificato o rimosso il contenuto dell’articolo, disattendendo la sentenza del Presidente. “The Shift” ha sottolineato nella sua risposta a Farrugia che un articolo o un commento dei media riguardo qualcosa detta da un membro dell’Assemblea non può costituire violazione dei privilegi semplicemente a causa dello status parlamentare. L’obiettivo è quello di rendere conto al pubblico. La risposta sottolinea che, in considerazione degli argomenti sollevati, la sentenza del Presidente non può essere attuata. 

 

La lettera degli avvocati di Vardanyan a “The Shift News”, come specificato nella stessa, non era destinata alla pubblicazione. “The Shift”, però, pubblica la lettera per intero nell’interesse pubblico, come dichiarato nella sua risposta agli avvocati di Vardanyan.

Gli avvocati hanno scritto: “Il nostro cliente è stato l’amministratore delegato e il principale partner del gruppo di società ‘Troika Dialog’ dal 1997 al 2012. Il gruppo ‘Troika’ includeva società di gestione patrimoniale, intermediazione e investimenti, che gestivano centinaia di migliaia di transazioni all’anno. Le recenti accuse pubblicate sui media riguardano una divisione privata di gestione patrimoniale del ‘Troika Dialog Group’, che rappresentava una piccola parte del patrimonio gestito dalla società. Il nostro cliente non è stato coinvolto nelle operazioni, nella gestione o nelle attività del braccio indipendente di ‘Troika Dialog’”.

Poi, hanno insistito sul fatto che il loro cliente fosse un “filantropo e imprenditore sociale“. Non ha riciclato fondi dalla Russia o sfruttato fraudolentemente il nome di Armen Ustyan. Non era una sorta di “giocatore” in un sistema di riciclaggio di denaro, affermano i suoi avvocati.

Hanno aggiunto, inoltre, che l’articolo di “The Shift” era “altamente dannoso” per la reputazione del cliente: “con potenziali gravi conseguenze negative per lui, i suoi affari e il suo lavoro caritatevole. L’articolo che rimane sul sito web è accessibile a un numero enorme di utenti Internet. Ne richiediamo la rimozione immediata”. “The Shift News” non si allineerà a questa volontà, come spiegato nella risposta allo studio legale.

 

Le cause “Slapp” continuano a rappresentare una minaccia per i giornalisti a Malta, dove il Ministro della Giustizia, Owen Bonnici, rifiuta una proposta di legge in Parlamento presentata dall’opposizione per modificare la legge sui media e far fronte proprio alle cause “Slapp”. Bonnici ha insistito sul fatto che, a livello nazionale, è garantita la giusta protezione per i giornalisti. Tuttavia, quest’ultimo caso è l’esempio di come le leggi attuali siano insufficienti. La giustificazione del Ministro della Giustizia per aver rifiutato di proteggere i giornalisti maltesi dalla paralisi finanziaria nelle cause in giurisdizioni straniere andava contro le direttive dell’Ue, ma la commissaria alla Giustizia, Vera Jourova, ha detto che non era questo il caso.