Il reportage di Graziana Capurso in mostra al Forum

Chiudete gli occhi per un momento e immaginate una piccola isola nel cuore del Mediterraneo a meno di cento chilometri dalle coste della Turchia e a sole 6 miglia marine dalla Siria. Già, è più vicina alla Siria che alla Grecia, lo stato con cui ha maggiori legami. Benvenuti a Cipro, il paese europeo che, secondo i dati Eurostat del 2019, sta accogliendo il più alto numero di richiedenti asilo in rapporto alla sua popolazione. Sull’isola vivono poco più di un milione di persone. Fino al 2017 Cipro è stata largamente ignorata dal flusso di migranti che dal Medio Oriente cercava di raggiungere l’Occidente. Ma la storia oggi sta prendendo una piega inaspettata e il futuro preoccupa non poco le autorità locali.

Solo nel 2018, infatti, un richiedente asilo su quattro, è arrivato dalla vicina Siria che dista dal Paese un tiro di schioppo. Basta una lunga nuotata o un breve viaggio su un barchino per poter lambire le coste dell’isola.

Per gli immigrati approdare qui significa mettere un piede in Europa: ad attenderli cibo, cure medico sanitarie, calore e quel briciolo di umanità che ormai di rado si vede.

Grazie al progetto triennale cofinanziato dall’Ue «Snapshots from the borders», gestito da 31 partner, tra autorità locali di confine e organizzazioni della società civile, la Regione Puglia, coadiuvata dal supporto tecnico dell’IPRES (Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali) e da due ricercatori Elisa Calò e Nunzio Mastrorocco, assieme a Graziana Capurso, giornalista inviata della Gazzetta del Mezzogiorno, hanno partecipato a questo viaggio organizzato dal comune di Agios Athanasios, verso la frontiera mediorientale. Obiettivo: confrontarsi con le autorità cipriote sulle varie modalità di gestione del fenomeno migratorio sull’isola.

Il progetto europeo ha come finalità principale quella di implementare la comprensione critica dei legislatori europei e locali, dei funzionari pubblici, degli opinion leader, dell’opinione pubblica e dei cittadini sul tema dei flussi migratori verso i confini europei.

Rafforzando una nuova rete orizzontale e attiva di città e paesi che affrontano direttamente i flussi migratori alle frontiere dell’UE, come mezzo per promuovere una sempre più efficace coerenza delle politiche a tutti i livelli. La prospettiva e il quadro finale del progetto sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Le fotografie in mostra durante la tre giorni del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo 2019, sono il frutto di questa esperienza. Durante il viaggio Graziana Capurso, accompagnata dai due delegati dell’IPRES, ha avuto modo di seguire, immortalare e approfondire le «best practice» di Cipro in materia d’accoglienza, visitando il centro di Kofinou, costruito nel 2004, diviso in tre settori fatti di case prefabbricate dove i migranti, uomini, donne e famiglie con bambini, possono sostare per almeno 6 mesi e l’hotspot di Kokkinotrimithia (Pournara), centro di prima accoglienza dell’isola dove i richiedenti asilo vengono accolti fino a 72 ore, ai fini della registrazione e della copertura delle esigenze di emergenza in arrivo.
La mostra, finanziata dal progetto “Snapshot from the borders”, è stata ideata e progettata da Marilù Mastrogiovanni, direttrice del Forum of Mediterranean women journalists e da Marcello Carrozzo, fotoreporter sociale, che ha firmato per il secondo anno la fotografia del premio “Peace reporter”. Entrambi sono docenti al Master in Giornalismo dell’Università di Bari. Graziana Capurso è loro talentuosa allieva. Oggi collega.

Graziana Capurso