di Carmen Zaira Torretta

Carmen Zaira Torretta

Avevo tredici anni quando alla prova invalsi d’italiano raccontai il volto atroce di una guerra.

A sedici decisi che da grande avrei fatto la giornalista. Nessuno ha mai impedito al mio sogno di respirare. Qualcuno del mestiere mi ha messa in allerta, incoraggiandomi tuttavia a non mollare. Ho iniziato cosi’ a costruirmi un’ armatura, non fatta solo di idee e curiosità, ma soprattutto di competenza.

Dopo aver conseguito la Laurea in Scienze della Comunicazione ho capito che la prima battaglia da vincere sarebbe stata quella del disincanto. Io, aspirante reporter , ho capito di non aver accesso al mondo dell’informazione se non attraverso Master a pagamento, corsi di formazione a pagamento, praticantato in precariato. Queste sono le condizioni ospitali in Italia per chi vuole fare della propria vita un’espressione di libertà. Oggi l’aspirante giornalista equivale a una risorsa economica.

Chi avrebbe seguito la mia formazione allora? Chi giornalista avrebbe accompagnato i miei primi passi oltre la frontiera? Nessuno, almeno per ora. Io, aspirante reporter e studentessa di Relazioni Internazionali, ho cominciato a frequentare festival di giornalismo, convegni dell’Ordine dei giornalisti come fossero la mia seconda università, il mio personalissimo master.

Questo intervento della collega Torretta è stato pubblicato nella prima pagina della cronaca di Taranto di Gazzetta del Mezzogiorno del 27 novembre, nello spazio dell’editoriale.

Ora caro lettore puoi immedesimarti in me e nella mia meraviglia quando ho letto che Taranto, la mia provincia, sarebbe stata coinvolta in uno di questi eventi!

Giovedi’ 21 novembre infatti il dipartimento Jonico dell’università degli studi di Bari ha inaugurato la quarta edizione del Forum of Mediterranean Women Journalists 2019, diretto dalla giornalista d’inchiesta Marilù Mastrogiovanni. Il festival ha un focus molto preciso: i diritti umani sono anche diritti delle donne? Non è scontato chiederselo, da settimane ascolto notizie che molte attiviste in varie parti del mondo sono state assassinate in attacchi terroristici.

Taranto la città-fortezza che resiste alle bombe di diossina e all’isolamento statale, Taranto a contar cadaveri ora e a cantar virtù domani, chissà. E’ stato un pomeriggio all’insegna del buon esempio civico senza falsi moralismi, ma dettato dalla necessità di testimoniare quello che in Italia e in altri paesi accade.

Ho imparato bene in questi anni che laddove persevera un silenzio mediatico ci sono storie da accogliere e questo Forum, attraverso la narrazione, ha rivestito di dignità queste voci. Insieme alle giornaliste intervenute abbiamo dibattuto sulla periferia, quella di Roma in particolare, e sul sistema stato-mafia; siamo entrate nel carcere di Rebibbia attraverso il teatro; Amnesty International ha illustrato un panorama negativo sulla lotta dei diritti delle donne, le loro campagne incontrano molte difficoltà. Lo spazio maggiore è stato dedicato a Giustizia per Taranto e Giorgio forever, due associazioni del territorio attive nella lotta contro l’ex Ilva.

Giorgio è morto di cancro, era un bambino. Sua madre era un’ospite del festival, inaspettatamente per me le sue parole sono state d’amore e non di rabbia, ho pensato se tutti noi riuscissimo a trasformare il dolore cosi’!

Alla fine del convegno, tuttavia, due assenze mi hanno amareggiata: la prima è quella dei giovani, non c’erano e in generale quando si tratta di capire come reagire a fenomeni sociali non ci sono; la seconda è quella mediatica, non un media o giornale locali hanno dedicato una pagina a questo evento culturale di stampo internazionale. Io, aspirante reporter, a caccia di giornalisti e quindi di maestri, non mi fermo qui. Il mondo è in rivolta e non gli darò le spalle e mi piacerebbe con queste impressioni esortare i miei coetanei di gioventù a fare lo stesso, a maturare il coraggio di essere in rivolta ogni giorno di più, in nome di un vecchio consunto straccio che qualcuno prima di me ha chiamato libertà.