di Marilù Mastrogiovanni

E’ scomparsa dopo lunghi anni di lotta contro una malattia autoimmune Lina Ben Mhenni, simbolo della Primavera araba. Aveva 36 anni.

Attivista per la pace e per i diritti umani, il suo blog “A Tunisian girl”, è diventato un punto di riferimento per l’opposizione al regime di Zine el-Abidine Ben Ali, che l’ha oscurato, censurandolo.

Lina Ben Mhenni dialoga con Claudia Stamerra al FMWJ 2017

Lina tuttavia è riuscita a raccontare i diritti violati durante la rivoluzione tunisina: le operazioni di polizia verso i civili, i feriti, i morti, intervistando i familiari delle vittime e documentando la repressione in tutte le sue forme. Il racconto di quell’esperienza di civismo e della sua primavera araba è diventato un libro, A Tunisian Girl, la rivoluzione vista da un blog, tradotto in otto lingue.

E’ stata candidata al nobel per la Pace e, tra i numerosi premi, ha ricevuto anche quello di “Peace reporter” del Forum of Mediterranean women Jurnalists, cui ha partecipato nel 2017.

Tra i suoi ultimi progetti, quello di portare le biblioteche in carcere, per migliorare le condizioni di vita dei detenuti, promuovendo così l’informazione dei diritti umani.
Coraggiosa, generosa, indomita: tra le pause dell’edizione del Forum del 2017 ci aveva raccontato della sua malattia e della necessità di un trapianto di rene. Per motivi di salute non aveva potuto partecipare all’edizione del 2018 e a quella del 2019. E ci eravamo date appuntamento a tempi migliori, ripromettendoci di portare un appuntamento del Forum a Tunisi, per parlare di diritti umani e libertà d’espressione.

Fino alla fine, fino al giorno prima di morire, nel suo ultimo post di ieri, dal titolo “E’ solo un’opinione”, ha messo in guardia i suoi connazionali dal pericolo di una deriva integralista, dalla corruzione, dalla mistificazione che diventa vera e propria falsificazione della Storia:

“Siamo un popolo che non impara dal proprio passato – ha scritto ieri Lina Ben Mhenni sul suo blog “A tunisian girl”Non memorizziamo le lezioni della storia, come se fossimo persone di breve durata, o lasciatemi dire, senza memoria. Ci piacciono alcune offerte di lentezza nella Camera dei Rappresentanti, quindi applaudiamo ai loro proprietari e li consideriamo progressisti e riformatori, e dimentichiamo la loro assurdità, corruzione, repressione e persino violenza … Sono contro la violenza e la violenza deve essere respinta in tutti casi. (…) Le liste ufficiali dei martiri e dei feriti fino ad oggi non sono state pubblicate. (…) I partiti rivoluzionari non impongono le loro ideologie con la violenza e la falsificazione della storia e non cercano di imporre le loro restrizioni alle libertà private e pubbliche … i partiti rivoluzionari non si identificano con i resti della dittatura di ogni tipo”.

Parole dure, un testamento di valori, ma dettato con umiltà, perché consapevole, Lina, che “E’ solo un’opinione”, come recita il titolo del suo ultimo scritto.

Grazie Lina, fiore della primavera araba. Grazie per il tuo coraggio, la tua caparbietà, la tua apertura mentale, la tua collaborazione, il tuo ottimismo irriducibile.
Ci mancherai, mancherai a tutte le amiche e colleghe del Forum of Mediterranena Women journalists.
Continueremo a lottare per i diritti umani e per la libertà d’espressione anche in tuo nome.