Lo spettacolo teatrale scritto, interpretato e diretto dalla brindisina Daniela Marazita, già ospite del Forum of Mediterranean Women Journalists, in scena l’11, 12 e 13 novembre 2020: “La vicenda di Cosimo Rega, condannato all’ergastolo, oggi semi libero, offre un contributo alla diffusione della cultura della legalità”

ROMA – “La camorra è una cosa seria: è una legge che non ammette errori”. In carcere Cosimo Rega, alias Sumino ‘o falco, ex camorrista, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, ha trascorso 40 anni di fila: oggi è semi libero, un detenuto che lavora e che nel teatro ha trovato un’occasione di riscatto, diventando protagonista dell’atto unico dal titolo “Nel cuore del Falco” (il rimorso cambia forma ogni volta che lo spirito si eleva).

Lo spettacolo è scritto, diretto e interpretato dalla brindisina Daniela Marazita e andrà in scena l’11, il 12 e il 13 novembre prossimi (inizio alle 20,30) sul palco del teatro Ghione di Roma.

La storia di Cosimo Rega: un contributo per la diffusione della cultura della legalità

“La vicenda di Cosimo Rega offre un contributo alla diffusione della cultura della legalità”

Spiega Daniela Marazita, una delle ospiti della quarta edizione del Forum of Mediterranean Women Journalists che si è svolto nel 2019 tra Brindisi, Lecce e Taranto. Marazita è da tempo impegnata nella diffusione della legalità e lavora a stretto contatto con diversi detenuti, la cui vita è stata segnata da errori che difficilmente riescono a essere riparati, attraverso il reinserimento nella società.

La brindisina è autrice di “Polvere di sbarre”, un documentario girato a Rebibbia, nel reparto “precauzionali”, non autorizzato alla diffusione. E’ stato, invece, proiettato nel corso del Forum of Mediterranean Women Journalists diretto da Marilù Mastrogiovanni, in nome dell’articolo 21 della Costituzione che è e resta la “madre di tutte le libertà”. Quello è stato un inizio. In questo solco, si inserisce l’atto unico Nel cuore del Falco (il rimorso cambia forma ogni volta che lo spirito si eleva), presentato dalla srl “Chi è di scena”.

Dalla cella del carcere di Rebibbia al palco del teatro

Con il lavoro teatrale, la regista è riuscita ad aprire la cella del carcere in cui è stato detenuto Cosimo Rega, uomo della Camorra, dallo Stato condannato a trascorrere dietro le sbarre il resto della vita, e racconta di una lunga notte di tormenti. Tormenti alimentati da rimorsi e ricordi che si rincorrono, fino a quando dal buio che avvolge quei pochi metri quadrati della stanza detentiva, filtra un luce.

E’ una luce insperata. Ma c’è. Si vede e si sente. Riesce ad ascoltarla Rega che, nel frattempo ha ottenuto la semi libertà, con sentenza del Tribunale di Roma: oggi è sì un detenuto ed è, al tempo stesso, un lavoratore che respira, sia pure con una serie di limitazioni, l’aria esterna al carcere dopo essere riuscito a intraprendere un  cammino di consapevolezza e ammissione degli sbagli che lo hanno fatto inciampare nelle maglie della giustizia, sino a decidere di svoltare lungo la strada del cambiamento. Lungo il sentiero di chiusura con il passato e di apertura al futuro, la cultura in generale e l’arte teatrale in particolare, hanno avuto un ruolo determinante: “Oggi Cosimo Rega può dirsi attore, oltre che autore e singolare  interprete di se stesso”, dice Daniela Marazita.

 

Il racconto del cambiamento; la chiusura con il passato e lo sguardo verso il futuro

“Sulla scia infinita e inesorabile del testamento dantesco, Sumino si lascia colpire da schegge, lapilli infernali che gli consentono di riconoscere lo smarrimento morale in cui versa e avanzare fino al doloroso risveglio della coscienza, sino a desiderare la “liberazione” in quel  Paradiso che accoglie Dante alla fine del suo viaggio”, spiega Marazita.

“L’esperienza spirituale e la vicenda umana di Sumino sono indissolubilmente legate a una determinante figura femminile che è la moglie Gelsomina, l’innocente, la solida struttura che consente il procedere della vita, il senso profondo dell’amore che non si insegna, ma che alla fine di un difficile cammino si deve guardare con la stessa devozione che si deve ai miracoli”

Prosegue l’attrice e regista di  Brindisi.

Alla base del lavoro, c’è l’impegno civile per promuovere occasioni di confronto e, quindi, di dialogo tra cittadini liberi, uomini e donne reclusi, mondo carcerario addetti ai lavori e non, perché anche il teatro è uno dei protagonisti di progetti sociali finalizzati alla promozione e alla conseguente diffusione della legalità e della cultura della legalità.

 

I professionisti dietro le quinte dell’atto unico

Per l’atto unico “Nel cuore del Falco”, Daniela Marazita ha potuto contare sulla preziosa collaborazione di diversi professionisti impegnati nel complesso lavoro del dietro le quinite: per l’assistenza alla regia su Alessandro Minati, per le scene e i costumi su Andrea Taddei, per le musiche  (composizione e direzione) su sorella  Monica Marighetto, per il  disegno luci su Giovanni Pirandello, per il video di  scena su Cristina Crippa.

Le tre serate al teatro Ghione di Roma avranno inizio alle 20,30, per informazioni e prenotazioni è possible telefonare al numero 06/6372294 oppure mandare una mail all’indirizzo info@teatroghirone.it