L’approfondimento di Shukri Said sulle pagine di Nigrizia, il mensile di approfondimento sull’Africa

La situazione politica in Somalia è ancora avvolta dall’incertezza. Lo stato africano, dopo la scadenza del mandato di Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, presidente della repubblica federale in carica dal febbraio 2017, non è ancora in grado di indire le elezioni di una nuova guida. Lo racconta bene la giornalista Shukri Said nel numero di marzo 2021 di Nigrizia, il mensile di approfondimento sull’Africa.

Nel quadriennio del governo di Farmajo gli obiettivi erano chiari: adottare una costituzione (seppur provvisoria) e varare una legge elettorale a suffragio universale. Obiettivi entrambi falliti ed ora la Somalia si ritrova in un vortice di scontri fra clan.

“Il principio “un uomo un voto” avrebbe dovuto superare il precedente sistema su base clanica, detto “4.5”, che assegnava un numero uguale di parlamentari a ciascuno dei quattro maggiori clan in cui si articola la popolazione somala e la metà all’insieme dei clan minori per un totale di 275 membri della camera bassa – scrive Shuri Said nel suo articolo – Ma le condizioni per il suffragio universale non si sono mai avverate, mancando un’anagrafe almeno biometrica degli aventi diritto al voto e la garanzia di sicurezza delle votazioni Nel sistema 4.5 adottato nel 2012 erano 135 saggi – gli Helders esponenti di tutti i clan – che nominavano direttamente i parlamentari. Essendo sorto il dubbio di possibile corruzione e di infiltrazioni jihadiste, si è previsto per le elezioni del 2016 di far nominare dai pochi Helders rappresentanti ogni sottoclan altrettanti gruppi di 51 delegati. Ogni gruppo di delegati ha eletto uno dei parlamentari oggi in carica. Nonostante l’aumento dei grandi elettori le accuse di corruzione sono rimaste.”.

Inoltre, all’interno dell’articolo Said racconta come la riforma elettorale approvata dalla camera bassa il 28 dicembre 2019 e dalla camera alta il 2 febbraio 2020 sia stata osteggiata dai presidenti degli stati federati,  supportati da una ventina di candidati presidenziali capeggiati da ex presidenti federali quali Sharif Sheikh Ahmed e Hassan Sheikh Mohamud. Una riforma che avrebbe dovuto portare allo svolgimento delle elezioni il 1° novembre scorso, ma che non hanno visto concretizzarsi a causa della presenza di jihadisti al-Shabaab a Garbaharrey, capoluogo della regione di Gedo del Jubaland, uno dei due distretti elettorali.

Una situazione scomoda che sta impazientendo l’Occidente, ma che al contrario sta favorendo l’influenza a livello internazionale del Qatar:

“Dopo il successo nella mediazione tra talebani e governo di Kabul, lo scorso novembre il Qatar ha accettato l’invito dell’ex segretario di stato Usa Mike Pompeo di mediare anche tra lo stato federale somalo e alShabaab. Del resto non si possono cancellare gli alShabaab ormai radicatisi tra la popolazione nella vastissima area centro meridionale”.

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Fonte: Nigrizia, anno 139, n°3. Marzo 2021.