Nobel a Ressa e Muratov: il giornalismo come presidio di democrazia, dunque di pace

di Marilù Mastrogiovanni*

 

Per la prima volta in 86 anni due giornalisti, Maria Ressa e Dmitry Muratov vincono il premio Nobel per la Pace. E’ una svolta importante che sancisce il riconoscimento della libertà d’espressione e di stampa come fondamento della democrazia e della pace. La libertà di stampa e d’espressione sono inserite di diritto tra i diritti fondamentali della persona: nella Dichiarazione universale dei diritti umani, all’articolo 19; nella Carta europea dei diritti umani, all’articolo 11 e per arrivare all’Italia, nella Carta costituzionale, all’articolo 21.

Anche l’accesso alla conoscenza e dunque alle informazioni è stato riconosciuto come diritto fondamentale delle persone. In questi diritti, che appartengono a tutti, il ruolo delle giornaliste e dei giornalisti è centrale. Sono loro che garantiscono ai cittadini il diritto di sapere e dunque di crearsi un’opinione e compiere di conseguenza le proprie scelte anche politiche, riconoscendosi come parte di un tutto, parte di un gruppo sociale, una rotella che fa muovere l’ingranaggio della Democrazia. Il salto concettuale fatto dal riconoscimento del Nobel per la pace a due giornalisti, un uomo e una donna, è decisivo, ed è anche un segnale forte per arginare la deriva della pressphobia nei confronti del mondo dell’informazione, la deriva delle minacce, anche on line, delle ostilità e della guerra dichiarata dal Potere ai giornalisti .

Con questo Nobel si afferma che la libertà di espressione e l'accesso all'informazione sono il fondamento stesso della democrazia e della pace. Il giornalismo come strumento di pace. Questa motivazione rispecchia il mandato di Unesco, come ha dichiarato la direttrice generale Audrey Azouley: “La libertà di espressione e l'accesso all'informazione sono il fondamento stesso della democrazia e della pace. I giornalisti sono in prima linea nella lotta per far luce nei luoghi più necessari, spesso affrontando un enorme rischio personale per farlo. Oggi giustamente vengono additati come difensori della giustizia e della verità”. Maria Ressa, ricorda Azouley, è stata strettamente coinvolta negli sforzi dell’organizzazione per combattere le molestie online alle giornaliste, che secondo una ricerca dell'UNESCO colpiscono quasi tre giornaliste su quattro in tutto il mondo.

Questa motivazione rispecchia il concept del Forum of Mediterranean women journalists: “Creare ponti, abbattere muri: promuovere una riflessione sul giornalismo delle giornaliste investigative, come presidio di Democrazia, dunque di Pace”. Una riflessione, iniziata sei anni fa e portata sui tavoli internazionali di Unesco, ONU, Osce, Reporters senza frontiere, Grevio (Consiglio d’Europa), Anna Lindh Foundation, EFJ, e molte organizzazioni internazionali. Nel maggio di quest'anno, Ressa è stata insignita del premio mondiale per la libertà di stampa “Guillermo Cano” di Unesco, in riconoscimento del suo eccezionale contributo alla difesa della libertà di stampa di fronte al pericolo. Come presidente della giuria, nell’annunciare il conferimento del premio mondiale a Maria Ressa, avevo dichiarato che “La lotta infallibile di Maria Ressa per la libertà di espressione è un esempio per molti giornalisti in tutto il mondo. Il suo caso è emblematico delle tendenze globali che rappresentano una vera minaccia alla libertà di stampa, e quindi alla democrazia e alla pace”.

Accettando il premio in diretta durante la conferenza della Giornata mondiale per la libertà di stampa organizzata dall'UNESCO a Windhoek, in Namibia, nello scorso maggio, Ressa ha denunciato in particolare le molestie online subite soprattutto dalle giornaliste e la mancanza di risposte efficaci da parte delle società proprietarie dei social media. Se è vero, ed è vero, che le giornaliste e i giornalisti con il loro lavoro sono presidio di democrazia, dunque di pace, allora ogni minaccia anche on line e ogni impedimento al loro lavoro, incluse le querele temerarie, le cosiddette “SLAPPs”, sono un attentato e un reato contro la loro missione democratica e di pace. Ed è con questa nuova impostazione e con questo nuovo sguardo che chiediamo nuove norme, nazionali e internazionali, in difesa del lavoro dei giornalisti, cioè in difesa della democrazia e della pace.

 

*UNESCO/Guillermo Cano World press freedom prize, chair of the jury

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Forum Mediterranean Women Journalist: FMWJ 2020