news_04Indipendenti, solidali e sempre pronte a mobilitarsi in difesa dei diritti delle donne: sono le giornaliste che aderiscono a GiULiA, la rete nazionale delle giornaliste unite, libere e autonome. L’associazione, nata 5 anni fa, rappresenta e riunisce realtà eterogenee – anche precarie, free lance, disoccupate – con l’obiettivo di abbattere i bavagli e le censure dell’informazione. E di rappresentare se stesse e la propria condizione attraverso un racconto fatto in prima persona, sdoganato dal filtro della narrazione dominante a trazione maschile, nel rispetto della soggettività al femminile. Donne e informazione: due lotte di cambiamento nell’ambito della grande battaglia per la tutela della Costituzione e dei suoi principi. L’emancipazione passa da qui, tra protagonismo e rivendicazione. GIULIA, infatti, agisce con campagne di sensibilizzazione a tutto campo per riportare al centro dell’agenda setting quella gran parte di società che oggi non trova legittimazione. E le donne-professioniste spiccano fra le categorie dei sottorappresentati. Perché, come recita il manifesto fondativo dell’associazione (che anche a distanza di anni dalla sua nascita resta attualissimo) “la discriminazione delle donne nel mondo del lavoro e l’emarginazione dalla vita pubblica, sono ostruzioni che vanno rimosse: uno spreco enorme di intelligenze che indebolisce il Paese e lo spinge al declino”. Contro ogni disparità, GIULIA diventa un luogo di scambio di esperienze e idee e “auspica un cambiamento anche nella vita delle redazioni, piene di giornaliste ma ancora dominate da logiche e interessi maschili. E’ ora che i punti di vista delle donne, attraverso le giornaliste e le loro sensibilità, siano adeguatamente espressi”. Sono, infatti, in ballo i principi dell’equa rappresentanza “al fine di incidere nei contratti, nell’organizzazione del lavoro e nelle priorità di welfare” affinché “alle donne sia riconosciuto quello che spetta loro: dignità, diritti, lavoro, parità nelle retribuzioni e nelle carriere”.

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